Macelleria Palermo, gli studenti di Grandangolo incontrano il fotoreporter Franco Lannino

Gli studenti del Liceo Scientifico D’Alessandro di Bagheria, nell’ambito del progetto di giornalismo Grandangolo hanno visitato la mostra “Macelleria Palermo” presso l’associazione Quarto- Savona.Quindici, nome della sigla radio dell’auto di scorta del giudice Falcone  quel 23 maggio 1992.
Accompagnati dalle docenti della scuola, Nicoletta Miosi e Giusi Provino i cronisti in erba hanno potuto conoscere un pezzo di storia della loro città attraverso gli scatti di Franco Lannino e Michele Naccari, che raccontano gli anni più bui della lotta alla mafia.
Un’esperienza intensa, arricchita dall’incontro con Franco Lannino, che ha guidato i ragazzi in questo percorso di memoria, fondamentale per formare cittadini consapevoli.

“Dedicato a tutti i morti ammazzati di questa guerra di mafia e di malavita. Ai morti «buoni» e ai morti «cattivi». Che queste anime possano aver perdonato e siano state perdonate”. Si apre con questa dedicca la rassegna fotografica.

Uccisi al volante, fermi al rosso di un semaforo. Oppure per strada. O ancora inseguiti mentre sono in fuga, raggiunti e assassinati sul marciapiedi, accanto a una cabina telefonica. È la città dei 100 morti ammazzati ogni anno quella catturata dagli obiettivi di Franco Lannino e Michele Naccari, i due fotoreporter di Studio Camera, nota agenzia di Palermo che per decenni ha immortalato le violenze di Cosa nostra. Quelle foto finivano sulle pagine dello storico giornale L’Ora e poi su quelle dei quotidiani e dei settimanali di tutto il Paese.

Immagini crude, “forti“, perché raffiguravano scene cruente degli omicidi. Immagini che oggi sono completamente sparite dagli articoli di cronaca. Adesso una selezione di quelle foto viene esposta al pubblico. Sono 44 instantanee in bianco e nero formato 30×40 e una sezione a colori, stampate in dimensioni più piccole, che raccontano delle stragi e di omicidi avvenuti nel capoluogo siciliano tra la fine degli anni ’80 e i primi anni Duemila.

La mostra ha un titolo evocativo: Macelleria Palermo. Per ogni fotografia ci sarà una scheda contenuta nel catalogo che sarà distribuito gratuitamente e una voce che darà le informazioni, con data, luogo e nome del morto ammazzato. “Non è la solita mostra, ma una sorta di full immersion nell’orrore.

Volevamo spiegare cosa è stata questa città a chi non sa nulla di quegli anni”, dice Lannino, che già da qualche tempo usa i social con questo scopo: ogni giorno su facebook pubblica una foto di fatti di cronaca. Omicidi noti o meno noti del passato: Lannino pubblica l’immagine e racconta i retroscena di quello scatto. È per questo motivo che il fotoreporter, insieme al suo storico socio, ha deciso organizzare Macelleria Palermo: per ricordare che la sua città si era specchiata nel suo stesso sangue.