Letizia Battaglia e la ricerca della bellezza nella sua Palermo

 

Quante volte a scuola vi hanno parlato della mafia? E invece quante volte vi è rimasto veramente impresso un manifesto contro la mafia? 

Se siete stati sfigati come me allora avrete trattato l’argomento mafia nello stesso modo per molti anni e quasi non vi colpisce più di tanto e quella che dovrebbe essere un modo di onorare i caduti per la libertà diventa la perfetta scusa per saltare (se la conversazione si anima) anche 2 ore di lezione.

Nella mia carriera scolastica l’ho fatto, lo ammetto, ho parlato di mafia per 2 ore perché avevo scordato un libro e non volevo prendere una nota, ma oggi, dopo aver visto le toccanti foto di Letizia Battaglia, penso di essere stata veramente irrispettosa parlando di mafia tanto per saltare ore di lezione. 

Sicuramente molte persone affermeranno con sicurezza, :<< Nah non sei stata scorretta l’avrei fatto pure io>>.

Io non voglio fare il giudice non mi piace dire questo è giusto e questo è sbagliato, però io nella mia personale esperienza, dopo aver visto quelle crude e soprattutto veritiere foto degli ingranaggi della mafia, delle sue vittime lasciate a morire in mezzo alla strada, in mezzo al salone di casa, faccia a terra se eri fortunato, non avrei il coraggio di parlarne in maniera irresponsabile e soprattutto tanto per saltare le lezioni.

Letizia Battaglia è riuscita a farmi capire cos’è e cosa è stata veramente la mafia anche senza  parlare

Spesso nelle scuole se ne parla soltanto, si raccontano le esperienze personali, esperienze dei vicini, esperienze degli zii dei vicini, del cognato,  della nuora di Teresina (nome di fantasia) che è la mia dirimpettaia e via dicendo, si finisce di perdere di vista il vero scopo di questa discussione, che di sicuro è parlare e non essere omertosi. 

Noi ricordiamo Letizia come la fotografa di mafia, dei famosi anni di piombo, ma non è solo questo, lei ha immortalato la nostra amata Palermo dalle mille sfaccettature, mille verità, mille bellezze ma soprattutto  dalle mille contraddizioni in un bianco e nero dove solo le persone che l’hanno vissuto sapranno trovare i colori adatti per ricordare quel momento, dove anche se le foto non possono parlare di sicuro non stanno in silenzio.

Lei sapeva che Palermo non era solo un vertice del triangolo della morte e con queste foto aveva più cose da dire di tutti quanti perché non servivano solo per un’articolo ma erano le foto che davano vita all’articolo facendo rendere conto a tutti di quelle crudeltà che dovevano essere fermate al più presto. Trasmette la sua passione anche a sua figlia Shobha che seguendo le orme della madre ha deciso di seguire i suoi sogni di cambiamento, come possiamo vedere dalle foto. 

Quando si fa una foto si dice che si immortala il momento, ma lo scopo di Letizia non è di fermare il tempo in quegli anni, il suo scopo è di voler aprire gli occhi alle persone facendo capire che in quegli anni Palermo funzionava così e non si deve più ripetere. 

Vedendo altre foto in bianco e nero dei morti di mafia, mi hanno trasmetto solo quello, che sono morti di mafia, quindi non mi hanno trasmesso lo stesso messaggio di Letizia Battaglia, la stessa speranza che riponeva nei suoi scatti di rivederle e un giorno dire che per fortuna non è più così. La volontà di cambiare le cose, la passione che lei ha messo  in un semplice click ha resto le foto completamente diverse.

Lei sapeva di rischiare molto ogni giorno, ma al contempo sapeva di fare la cosa giusta, sapeva di star gridando s e sapeva che anche le nuove generazione  grazie a lei avrebbero conosciuto una cronaca diventata storia.

 

Annamaria Signorino Gelo